Studenti: difendiamo la scuola pubblica
Le nostre scuole affondano nel degrado: acqua che entra dal tetto, muri che cadono a prezzi, banchi troppo piccoli, lavagne vecchie e rovinate, cartine geografiche medievali, fotocopie per uso didattico a pagamento in ormai molti istituti, tasse scolastiche sempre piú elevate…
Questo governo dimostra di non avere alcun interesse nel migliorare la scuola, ed anzi continua l’opera di distruzione attuata dai precedenti. Noi ci proponiamo di informare gli studenti, e di lottare per la difesa ed il miglioramento della scuola pubblica a prescindere da chi stia al governo.
Le politiche del governo:
- La riforma Moratti non è stata cancellata come promesso, ma solo “congelata”;
- i fondi per l’istruzione sono insufficienti e mentre le nostre scuole cadono a pezzi sono stati aumentati i finanziamenti per le scuole private;
- i fondi per i viaggi d’istruzione sono scarsi ed i docenti non sono incentivati a parteciparvi;
- gl’insegnanti continuano a non essere scelti per competenza, ma unicamente per anzianità;
- l’autonomia scolastica crea discriminazioni tra gli studenti di una zona e quelli di un’altra;
- aumenteranno gli alunni per classe: per gl’insegnanti sarà piú difficile seguire gli studenti, per gli studenti seguire le lezioni; diminuiranno gl’insegnanti di sostegno, già insufficienti e spesso privi di una preparazione specifica: i disabili non vengono considerati persone da aiutare, ma un peso;
Una scuola sottomessa agl’interessi del mondo economico.
Un decreto legge del 25/01/2007 introduce la possibilità per i privati (imprese, banche, etc..) di finanziare la scuole pubbliche, gli organi collegiali verranno stravolti con l’ingresso nel consiglio di istituto delle rappresentanze delle organizzazioni industriali e del mondo del lavoro:
- le scuole si contenderanno alunni e finanziamenti, invece di pensare alla qualità dell’insegnamento;
- le zone meno ricche saranno svantaggiate;
- I poteri economici potranno ricattare le scuole minacciandole di revocare i finanziamenti: le aziende potranno condizionare la direzione didattica e le scuole dovranno piegarsi alle loro logiche: da sempre gli investimenti delle imprese sono finalizzati al profitto.
Questa è la scuola-azienda, sottomessa alle esigenza dell’imprenditoria, dell’industria e del mondo del lavoro, una scuola sempre piú orientata all’inserimento di un individuo ignorante negl’ingranaggi del processo produttivo invece che a dargli una visione ampia, critica, e consapevole della realtà.
La completa dequalificazione degl’istituti tecnici e di quelli professionali
Lo stesso decreto prescrive l’accorpamento degli istituti tecnici con quelli professionali, in cui verranno ridotte le ore di insegnamento per far posto ad ore di lavoro sottopagato in stage e tirocinî. Ci saranno dunque scuole di serie A: i “licei”, e scuole di serie B: gli istituti tecnico-professionali, che forniranno una preparazione esclusivamente pratica e del tutto insufficiente alla formazione culturale del cittadino e alla continuazione degli studî dopo il termine delle scuole superiori.
- Vengono reintrodotti gli esami di riparazione
- Il mancato recupero di una singola insufficienza, anche lieve, porterà alla bocciatura.
- Un singolo docente potrà cosí far bocciare un alunno, mentre i programmi verranno semplificati per evitare di bocciare troppi studenti.
- Le attività di recupero saranno affidate a soggetti esterni: si sfruttano le difficoltà degli studenti per arricchire società private;
- A farne le spese sarà chi non può permettersi costose lezioni private. Si dovrebbero invece istituire corsi di recupero estivi e assistenza pomeridiana durante l’anno scolastico sin dai gradi piú bassi dell’istruzione.
Le famiglie di classe sociale bassa, indirizzeranno i figli prevalentemente negl’istituti tecnico-professionali, mentre quelle benestanti manderanno i propri nei licei. Un ritorno ad una forte divisione classista, che negli ultimi anni si era attenuata.

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